Il Canile di Osteria (comunicato stampa) da Enpa seziona di Ravenna
Data: Domenica, 21 dicembre @ 11:44:49 CET
Argomento: Rassegna Stampa


A seguito degli articoli di cronaca, delle numerose mail e telefonate pervenute al nostro ufficio nonché di quanto dichiarato durante la trasmissione televisiva Forum andata in onda su Canale 5 il 17 u.s., precisiamo quanto segue con lo scopo di informare quanti hanno chiesto chiarimenti circa il canile privato ubicato ad Osteria, frazione del Comune di Ravenna.
Innanzitutto, dobbiamo purtroppo ricordare che si tratta di un allevamento, denominato “Allevamento del Vento”, il cui titolare detiene cani di razza pointer e che nel mondo dei cacciatori e degli allevatori è conosciuto ed apprezzato anche oltre confine.
Detto questo, ci preme ribadire ancora una volta che riteniamo il metodo di gestione assolutamente aberrante. Per anni agli animali erano gettati in pasto polli e conigli senza nemmeno essere spiumati o scuoiati e i cani, per cibarsene, dovevano azzuffarsi e contenderseli come se fossero nella savana.
Si riuscì dopo anni, tramite l’ausl, a bloccare i fornitori di animali morti e a far mutare l’alimentazione.
I cani sono tenuti in ampi recinti, in promiscuità, favorendo in tal modo il nascere di zuffe, aggressioni e addirittura sbranamenti. Tutto questo era spiegato come “selezione naturale per il rafforzamento della razza” (solo così si ottengono campioni, ecc...)
All’inizio tutti i cani erano custoditi in località Campiano e solo successivamente quasi tutti i soggetti furono trasferiti in località Osteria. Attualmente il numero degli animali dovrebbe aggirarsi sulle 150 unità, ma in passato, con ogni probabilità, hanno superato le 200.
La nostra prima richiesta di intervento risale al 12/7/1995 ed era rivolta al Sindaco del Comune di Ravenna e all’ausl. Il risultato fu nullo.
Solo nel 1998 il Comune di Ravenna ingiunge all’allevatore di mettere a norma la struttura.
Il 27/8/1999 le guardie zoofile dell’Enpa depositano in Procura la prima notizia di reato. Archiviata.
Il 10/12/2000 le guardie zoofile depositano in Procura una seconda notizia di reato.
Nel 2002 si celebra il Processo contro l’allevatore. Oltre alla documentazione delle nostre guardie zoofile ne viene prodotta altra dai carabinieri e dall’ausl, tutta sfavorevole all’imputato. L’allevatore, che si preme sottolineare dispone addirittura di un’assistenza legale gratuita, viene a beneficiare del parere del perito di parte ovvero del preside della facoltà di veterinaria dell’Università di Bologna, il quale non ravvisa maltrattamenti nei metodi di allevamento. Basta questo intervento per convincere il giudice “onorario” che l’allevatore è innocente.
In data 1/10/2003 le nostre guardie zoofile depositano in Procura un’altra notizia di reato per maltrattamento. Archiviata.
Va precisato che nel frattempo le nostre guardie hanno elevato all’allevatore anche diverse sanzioni amministrative.
Il 22/8/2007 questa sezione inoltra un esposto alla Guardia di Finanza e per conoscenza alla Procura delle Repubblica affinché siano effettuati gli opportuni controlli sul commercio dei cani. Ancora ad oggi, non ne conosciamo l’esito.
Il 2 ottobre 2007 questa sezione presenta alla Procura della Repubblica un esposto, sempre per maltrattamenti. L’esito non è conosciuto.
Nel 2007 chiediamo all’Assessore ai Diritti degli Animali di organizzare un incontro tra enti ed istituzioni, allo scopo di affrontare il problema del canile di Osteria. Nessuna convocazione perviene al nostro ufficio.
Nel 2008 i NAS ed il Corpo Forestale dello Stato nonché l’ausl effettuano una serie di controlli presso il canile.
A dicembre 2008 il Sindaco, di fronte alla situazione denunciata dai mass media, decide di ingiungere all’allevatore la messa in regola della struttura entro sei mesi, mentre l’Assessore ai Diritti degli Animali afferma che non si può sequestrare i cani perché la loro gestione sarebbe troppo onerosa per l’Amministrazione.
Questa sezione chiede allora che si intervenga tempestivamente per porre sotto sequestro almeno i soggetti sofferenti, feriti, ammalati e denutriti, perché se si attende il trascorrere dei sei mesi si perde troppo tempo e altri animali saranno sacrificati.
Dato che l’allevatore non ha le disponibilità economiche per ottemperare all’ordinanza sindacale, riteniamo che il Comune, scaduti i termini, come già avvenuto in passato, prorogherà la scadenza o dovrà farsi carico dei soggetti. C’è dunque il rischio di un nuovo nulla di fatto.
Concludiamo ringraziando l’Amministrazione municipale di Ravenna per come ha condotto la faccenda fino ad oggi e per aver offerto della nostra città un’immagine simile…
Il Presidente
(Dott. Carlo Locatelli)










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