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Appello Appelli: Da Animals Asia Foundation- cronaca di un eccidio.
Postato daivan il Venerdì, 26 giugno @ 18:52:28 CEST
_CONTRIBUTEDBY ivan

http://www.orsidellaluna.org/ Carmen_Aiello/Blog/Voci/2009/ 6/8_Tra_cinofilia_e_cinismo._ Siamo_randagi,_malvagi_o_ forse_solo_vittime_dell%E2%80% 99ignoranza.html

Hanzhong: cani picchiati a morte nelle strade

Da Animals Asia Foundation- cronaca di un eccidio.

“La vista di questi poveri cani che cercano di sottrarsi alle randellate che le persone davano loro sulla testa, andava oltre le parole. Ancora più straziante era la scena di un cane accerchiato da uomini armati di bastoni, che ha cominciato a scodinzolare, prima di iniziare a guaire agonizzante non appena bastoni e verghe calarono su di lui. Ululando terrorizzato, cercò di rialzarsi sulle sue gambe spezzate, fino a che i colpi non divennero così forti e frequenti da farlo cadere nuovamente al suolo. Il sangue sgorgava a fiumi dalla sua testa, fin quando riuscì a spingersi con una delle sue gambe posteriori e trascinarsi via. La pila di cani morti cresceva mentre le persone nel video ridevano, soddisfatte da un lavoro che aveva così crudelmente fermato il battito del cuore dei nostri migliori amici.

Ho guardato il filmato incredula,pensando che noi siamo davvero una razza diversa rispetto a quelle persone orribili, così distaccate dalla sofferenza di animali che provano panico, terrore e una miriade di emozioni così simili alle nostre. Il fatto che la vita possa essere spenta in modo così sprezzante, come se non avesse alcuna rilevanza a questo mondo, si riflette così orribilmente su una regione e nelle persone che ho imparato ad amare.

Lo sterminio è ricominciato in Cina, in tutta la sua insanguinata gloria, e noi abbiamo bisogno del vostro aiuto per fare una pressione più forte che mai perché tutto ridiventi solo un brutto ricordo. I gruppi locali che lottano per il benessere degli animali in Cina sono anch’essi sconvolti. Stiamo lavorando a stretto contatto con loro, facendo appelli alle autorità, uniti dall’obiettivo di convivere con amore insieme agli animali”.

Jill Robinson- Fondatrice e CEO di Animals Asia



La rabbia è un problema grande per la Cina ed è anche probabilmente poco segnalato. Le autorità cinesi dichiarano di non incoraggiare questo genere di repressione; non ce ne sarebbe bisogno se misure adeguate di vaccinazione e sorveglianza fossero state applicate. 

Un ragazzo cinese ha riferito, con voce ancora piena di commozione, che lui e suo padre sono stato forzati a portare i loro due pastori tedeschi in una pubblica piazza e ad impiccarli ad un albero. Il ragazzo, Xia Shaoli, non era solo nel suo dolore: una folla si è riunita allora attorno a un grande albero nel villaggio. I proprietari, uno dopo l'altro, hanno impiccato i loro cani. 

Non esistono leggi in base alle quali i cittadini possono fermare le uccisioni. Altri massacri si sono svolti in altre zone della Cina, anche se il Governo afferma di non perseguire una medesima politica di annientamento programmato.

Ciclicamente, le autorità locali di prevenzione ordinano che tutti i cani, in un determinato luogo della città e nel raggio di 5 km da ogni centro abitato, vengano uccisi.

Il Governo offre spesso ai proprietari la somma di 5Rmb (62 centesimi di dollaro) per uccidere i propri cani, ma questa misura spesso fallisce miseramente. Al rifiuto della popolazione di sterminare i propri cani, l’unità operativa speciale viene attivata: irrompe nelle abitazioni sospette e uccide tutti i cani trovati.


In moltissimi casi i cani sono stati portati via ai loro proprietari mentre stavano camminando per le strade e poi bastonati sul luogo. Queste squadre di notte fanno irruzione nei villaggi e creano rumore. I latrati dei cani localizzano altre vittime. 

Le autorità preposte alla tutela della salute iniziano un programma di vaccinazione dei cani, e tuttavia gli ufficiali governativi decidono comunque di attuare misure più drastiche.

Addirittura, anche i cani vaccinati contro la rabbia, vengono brutalmente uccisi per paura che il vaccino si riveli un rimedio anodino. Le autorità veterinarie spiegano che solo l'85% circa delle vaccinazioni sarebbe efficace.

Purtroppo non è una novità: nel 2006 le autorità governative di Chuxiong, nella Provincia di Yunnan, hanno intrapreso una campagna di 5 giorni al fine di uccidere tutti i cani, a seguito della morte di 3 persone del luogo a causa della rabbia. Nella Provincia di Yunnan, oltre 50.000 cani, inclusi quelli domestici, vennero così bastonati, impiccati o fulminati a morte. 

L’origine di questa orribile pratica, che presuppone l’ostensione e si trincera dietro uno pseudo intento didascalico, affonda le sue radici in una cultura abituata al dramma della povertà.

Il divieto di possedere cani nelle città risale infatti al 1949, quando Mao aveva proibito di sprecare soldi e viveri in capricci borghesi, ma era stato applicato sempre più di rado dopo la svolta riformista. 

"Se alla gente, e in modo speciale ai bambini e agli anziani, fa piacere la compagnia di un animale, non è un dramma", aveva scritto la stampa. 

Ma dal 1992, riferiscono ora i quotidiani, l' amore per le bestie "si è trasformato in una moda assurda, ridicola e dispendiosa, che un Paese in via di sviluppo non può permettersi". 

La popolazione canina, secondo le statistiche, è salita fino a rappresentare un decimo della popolazione umana in Cina, oltre 100 milioni di animali, e divora il cibo che permetterebbe di nutrire a sufficienza gli 80 milioni di cinesi più poveri, quelli con un reddito annuo inferiore a 380 Yuan, 35 euro. 

Se poi al costo dell'alimentazione si aggiunge la spesa per veterinari, tosature, bagni, vitamine, facilmente si spendono cifre superiori a quelle possedute da un cinese medio. 

Soprattutto creano scandalo i prezzi raggiunti dagli esemplari delle razze più ricercate, che i ricchi comprano per far sfoggio d'opulenza. Le bestie preziose provengono di solito dagli allevamenti russi, di contrabbando, perché l' importazione è vietata, e ricevono cure straordinarie. 

Si narra ad esempio che nello Yunnan i piccoli di una cagna, morta durante il parto, siano stati allattati al seno da una contadina, in cambio di uno dei cuccioli, poi venduto per diecimila Yuan. 

In un altro caso, il chirurgo di un ospedale ha rifiutato cure ad un ferito perché avrebbe dovuto operare il cane di un milionario. La moda è così diffusa che allevatori intraprendenti hanno creato il servizio "rent a dog": per qualche decina di Yuan chiunque può esibirsi nelle vie del centro portando al guinzaglio un cane di lusso, affittato per il pomeriggio. 

Oltre agli aspetti economici e sociali bisogna considerare quelli sanitari: i cani sporcano le strade e le abitazioni, mordono, diffondono la rabbia, che ogni anno uccide alcune migliaia di cinesi. Per questa ragione sono stati rispediti nelle strade gli accalappiacani, che non si limitano a catturare le bestie, ma le strangolano o le bastonano a morte sotto gli occhi dei proprietari, cui è offerta la carcassa, nel caso in cui vogliano mangiarsela in spezzatino.

Le mutate condizioni economiche hanno provocato in Cina un costante aumento dei cani di proprietà e in particolare di affezione, caratterizzati da una vita media sempre più elevata per il costante miglioramento dell'alimentazione e delle cure sanitarie.

Parallelamente, negli ultimi decenni è anche stata sospesa la capillare azione di controllo della popolazione di cani randagi, che era iniziata alla fine del secolo scorso in relazione alla profilassi della rabbia. Il cane costituiva il serbatoio del virus della rabbia, pericoloso anche per l'uomo, e la lotta contro questa grave malattia si è realizzata non solo attraverso la vaccinazione dei cani, ma anche tramite un diffuso programma di controllo diretto di questi animali, che è continuato fino al 1973, quando la rabbia è stata eradicata dal territorio nazionale. 

C’è comunque da considerare che ancora tra il 1968 ed il 1974 si eliminavano in Italia circa 100.000 cani ogni anno. Il controllo dei cani randagi tramite eutanasia è proseguito anche successivamente a tale data, seppure in misura molto minore; da una indagine realizzata in Puglia tra il 1983 ed il 1987 è risultato che il 93,4% dei cani catturati nel territorio di alcune USL in quegli anni è stato soppresso tramite eutanasia. Un’analoga indagine realizzata in Emilia Romagna negli anni 1987-88 rilevava come tutti i cani catturati dai servizi delle USL e non riscattati, fossero sottoposti ad eutanasia; i cani soppressi rappresentavano il 56,4 % del totale dei cani catturati. L'abbattimento in passato non ha riguardato solo i cani vaganti catturati, ma anche i cani inselvatichiti.



 
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